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Feste e Fiere
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La storia di Pianello è ricca di numerose feste e tradizionali fiere. Le tradizioni del paese conservano antiche sagre e manifestazioni che si perdono nella notte dei tempi.
Possiamo ricordare le Feste principali:
La Galeina Grisa (Gallina Grigia)
Le origini di questa festa, come di tutte le celebrazioni del Calendimaggio, si perdono nella notte dei tempi e si possono probabilmente collegare all'antico mito dellla gallina dalle uova d'oro che, in diverse forme, era conosciuto in Europa ed Asia. E' certo che l'uovo, simbolo di vita, dà alle feste di Calendimaggio un valore propiziatorio collegato alla fertilità della terra e all'abbondanza delle messi.
In Valtidone la notte del 30 Aprile gruppi di giovani si riuniscono e si inoltrano nelle campagne verso frazioni e casolari. Giunti nelle aie intonano la seguente "Maggiolata"propiziatoria:
A gh'è chi il primo maggio
e con l'erba e con la foglia
e la fresca rugiada.
é venuta un pò di brina
e l'erba la se n'è andata;
è rivà il solin gi maggio
che la farà sciugare.
E qui dentro in questa casa
si gh'èuna sposa brava;
e se le sarà brava
la mi darà le uova.
Dem le uova
e poi lassem andà.
Tacca la scala al cassinott
demne sett o ott.
Tacca la scala e la cascena
damne una ventena.
Sa vri mia purtamia ad fora
demia ad la busarola.
E qui dentro in questa casa
si gh'è morosa mia;
morosa tua,morosa mia
basta che si.
La ragazza che fa l'amore
non è più una bambina;
entoentola gallina che fa le uova
non è più pollastra.
Scusé,scusé'm un po'
se ho cantato pco;
devo andar cantar
int'un altro posto.
Durante questo canto la padrona di casa si affaccia a donare le uova e ricevere in cambio la strofa di ringraziamento e di buon auspicio,ma se non si affaccia c'è una apposita strofa che prevede disgrazie per chioccia e pulcini.
Spesso i cantori vengono invitati in casa per una bevuta,ma presto il giro prosegue verso altri casolari e cosi fino alle prime luci dell'alba.
In concomitanza con la fiera di Primavera del 1 Maggio la Pro-Loco organizza,ormai da parecchi anni e con crescente successo,una festa denominata appunto della "Galeina Grisa" con stand gastronomici che offrono frittate di ogni tipo.
La festa della Galeina Grisa è la prima festa dell'anno che si svolge all'aperto e la sera,tempo permettendo,si danza in piazza.
FESTA DEL COTECHINO
L'appuntamento ormai tradizionale con questa festa è per l'ultima domenica di Agosto.
E' tutta dedicata al "Cotechino" ovvero alla piccola salamella di suino che viene consumata prevalentemente bollita.
Lo stand allestito dalla Pro- Loco funziona dal mattino a notte inoltrata e la giornata si conclude con balli in piazza.
Le numerose Associazioni esistenti nel Comune organizzano manifestazioni collaterali quali Mostre di Pittura,Mostre Fotografiche e Mostre -Assaggio dei vini delle cantine della zona.
Fino agli anni sessanta la manifestazione gastronomica di fine agosto era dedicata alla coppa,altro prodotto per il quale Pianello Val Tidone è conosciuto ben oltre i confini regionali.
IL MERCATO E LA FIERA D'AGOSTO
Le due fiere,in special modo,erano un evento atteso durante tutto l'anno e univano un aspetto di sagra paesana che si manifesta in intrattenimanti di vario tipo (circo,danze,giostre) ad un aspetto propiamente commerciale dalle valli collinari limitrofe e della valle padana.
La più importante era la fiera di Agosto che si svolgeva in tre giorni:l'utimo martedì,mercoledì e giovedì del mese.
Il primo giorno della fiera cioè il martedì era dedicato alla compravendita di pollame,suini,ovini e caprini;l'andamento di questa giornata serviva da sondaggio per prevedere l'esito della fiera grande del mercoledì.
Il mercoledì infatti venivano esposti e contrattati i bovini da lavoro,da carne e da latte.
Per gli allevatori della zona la fiera non era solamente una importante occasione commerciale,ma anche una sorta di rito annuale,un momento gratificante proporzionato al successo riscosso dai capi esposti,sentito come apprezzamento verso il proprio lavoro e verso il proprio nome.
Oggi di questo aspetto commerciale resta ben poco:l'evolversi delle attività agricole ha concentrato l'allevamanto in poche aziende di grandi dimensioni che provvedono direttamente alla vendita dei loro capi.
Per recarsi alla fiera,intere famiglie scendevano dalle colline alle prime luci dell'alba,a piedi o sui carri,trasportando le merci da vendere:uova,frutta,pollame e occasionalmente,come si è detto,il bestiame di grossa taglia.
Coloro che giungevano da zone lontane partivano il giorno precedente e allogiavano in una delle numerose osterie con stallazzo.
Gli affari si facevano in piazza senza bisogno di documenti o firme,ma "sulla parola":l'unico garante era il mediatore.
Il giovedì successivo si procedeva alla premiazione dei migliori capi di bestiame esposti nei giorni precedenti.
Per i commercianti del paese questo era giorno di riposo e, si dice,serviva loro per contare i soldi incassati il giorno precedante.
SAN MAURIZIO
La domenica successiva al 22 settembre si festeggia il Patrono "San Maurizio Martire",a cui è dedicata la Chiesa Parrocchiale e del quale rimangono reliquie presso la chiesa stessa.
La leggenda narra che Maurizio e alcuni commilitoni riuscirono a fuggire a cavallo sperando di uscire dall'Italia e di salvarsi,ma i pretoriani erano alle loro spalle con l'ordine di catturarli vivi o morti.
Durante la fuga giunsero a Pianello e si fermarono in un campo,dove alcuni contadini stavano piantando delle fave.
A loro chiesero da bere,indicazioni sul luogo e ripartirono.
I contadini avevano appena finito di piantare le fave quando arrivarono i pretoriani;il centurione chiese se avessero visto dei legionari romani e i contadini risposero che erano passati mentre stavano piantando le fave.
Nello stesso momento,con grande meraviglia,si accorsero che le fave erano già spuntate ed erano coperte di fiori e bacelli.
I pretiriani,credendo che Maurizio avesse settimane di vantaggio su di loro,rinunciarono a inseguirlo.
Così San Maurizio fu salvo e in seguito venerato come Patrono di Pianello.
La Festa si svolge con solenni celebrazioni religiose e in questo giorno normalmente si impartisce la S.Cresima con la presenza del Vescovo della nostra Diocesi.
Da oltre cinquant'anni si organizzano i fuochi d'artificio ai quali i Pianellesi sono affezzionatissimi e che richiamano moltissime persone anche dalle zone limitrofe.
Pianello Val Tidone - Territorio
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{xtypo_info}Fonte: www.comunepianellovaltidone.it - Realizzato a cura degli studenti ed insegnanti della Scuola Media Statale E.Carella di Pianello Val Tidone{/xtypo_info}
Il borgo di Pianello Val Tidone
Pianello sorge sulla riva destra del torrente Tidone, poco prima della confluenza con l'affluente Chiarone.
Il territorio del comune dai 125 m di quota minima nel greto del Tidone raggiunge gli 810 m sulla vetta del monte Aldone (sulla linea del confine Pianello-Pecorara).
Il suolo è essenzialmente collinoso, con pendenze rilevanti.
Sono presenti praterie pianeggianti di origine alluvionale nell'area tra il paese e la confluenza dei fiumi, da esse probabilmente deriva il nome del borgo.
I terreni sono abbastanza fertili, con zone adatte alla coltura della vite.
Le frazioni

Le frazioni di Pianello sono:
-Arcello(m. 341) si estende ad est di Pianello a 4 Km di distanza; ha preso il suo nome dai potenti feudatari, importanti sono il dongione, il campanile e la chiesa del primitivo castello distrutto da Barbarossa.
- Casanova (m.256)
- Gabbiano (m. 468)
- Roccapulzana (m. 356)
I confini
Pianello confina con:
-Borgonovo v.t. a nord-ovest
-Agazzano a nord-est
-Piozzano a est
-Pecorara a sud, sud-est, sud-ovest
-Nibbiano a ovest
Gli ambienti naturalistici
Alla foce del Tidone si trovano molti boschi di salici mentre sulle colline, accanto alle coltivazioni agrarie predominanti, rimangono residui boschivi di essenze caducifoglie come roverelle, carpini, castagni e noccioli.
Aspetti particolari di vegetazione naturale si ritrovano in ambienti rupestri, dove vivono specie resistenti alla siccità e alla forte insolazione.
La fauna della zona comprende lepri, volpi, tassi, donnole, faine, cinghiali, pochi scoiattoli, fagiani, pernici comuni, falchi e gufi.
Accanto ai campi con coltivazioni cerealicole ci sono pascoli in cui vivono specie spontanee, erbacee ed eliofile.
Nella media Val Tidone i boschi si sviluppano solo sui pendii più ripidi non coltivabili. I boschi di latifoglie si trovano a Frassineto, a M. Aldone, a M. San Martino, a Santa Giustina e nella Rocca d' Olgisio.
I boschi di latifoglie sono costituiti da: roverella, cerro, castagno, acero montano, carpino nero, robinia, frassino, farnia, ormello.
Il clima
Il clima della valle non è completamente omogeneo; vari fattori come: l' altitudine, il soleggiamento, la presenza di correnti di varia provenienza contribuiscono a diversificarlo.
La Val Tidone appartiene al tipo climatico padano-continentale. La parte iniziale della valle, dove i rilievi sono più elevati, rientra nella fascia a clima appeninico.
La continentalità determina forti escursioni termiche annue. Le estati sono calde e secche; gli inverni si presentano freddi e umidi. Le precipitazioni sono di modesta entità soprattutto in pianura e nella media collina; più piovosi sono i territori dell'alta valle al di sopra dei 600- 700 metri d' altitudine. Le stagioni più piovose sono l' autunno e la primavera. Nevica in tutta la valle e la neve rimane a lungo sul terreno, soprattutto nelle località esposte a nord.
Pianello Val Tidone - Storia
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{xtypo_info}Fonte: www.comunepianellovaltidone.it - Realizzato a cura degli studenti ed insegnanti della Scuola Media Statale E.Carella di Pianello Val Tidone{/xtypo_info}
La zona di Pianello fu abitata già in epoca molto antica.
Alcuni strumenti in pietra levigati e selce, rinvenuti sul pianoro alla confluenza dei torrenti Tidone e Chiarone, vicino all'attuale cimitero, risalgono addirittura al periodo neolitico.
Gli scavi della Piana di San Martino che hanno portato alla luce oggetti d'uso in bronzo e le grotte a Rocca d'Olgisio testimoniano che ci furono insediamenti nell'Età del Bronzo e del Ferro.
Sempre vicino al cimitero è stato rinvenuto un abitato romano collocabile tra il I secolo a.C e il I secolo d.C. e frammenti ceramici recuperati a seguito di lavori agricoli (esposti nel Museo Archeologico della Valtidone ) indicano che in epoca romana si svilupparono numerosi insediamenti rurali.
La Piana di San Martino fu di nuovo insediata in età tardo-antica e alto medievale e una necropoli altomedievale è stata individuata ancora vicino al cimitero.
A partire dal VII secolo a.C. Pianello fece parte dei territori del Monastero di San Colombano e in quell'epoca fu costruita la chiesa dedicata al Santo.
Tra il VII e il IX secolo il paese fu citato in atti del monastero con i nomi Pianellae , Planellis o Planitas che rimandono alle piccole piane che lo circondano. Intorno all'anno Mille a Pianello fu costruita la fortezza, distrutta da Federico Barbarossa nel 1164.
Nel 1076 il canonico della cattedrale di Piacenza, Giovanni, cedette Rocca d'Olgisio ( Castrum Olzisij ) ai monaci di San Savino, ai quali rimase fino al 1296.
Durante il dominio visconteo Gian Galeazzo, nel 1378, consegnò Pianello al suo Consigliere e Capitano Jacopo Dal Verme, proprietario della Rocca d'Olgisio e di Bobbio. Nacque lo Stato Vermesco.
Il conte Jacopo fece ricostruire la Rocca che era stata distrutta dal Barbarossa.
Nel XV secolo Ludovico il Moro, ultimo degli Sforza a dominare su Piacenza, consegnò Pianello a Galeazzo Sanseverino. Durante l'assedio delle milizie francesi la Rocca d'Olgisio subì 1160 colpi di cannone, ma perse un solo torrione. Nel 1521 le truppe del papa Leone X cacciarono i francesi e la zona tornò in possesso dei Dal Verme che la governarono fino al 1646. In quell'anno morì Federico Dal Verme e, per estinzione della famiglia, Pianello passò alla Camera Ducale Farnesiana, seguendo le vicende storiche della città di Piacenza e tornando agli eredi Dal Verme. Dal 1979 il castello è di proprietà della famiglia Bengalli.
Durante la Seconda Guerra Mondiale Rocca d'Olgisio fu sede del Comando della II Divisione Partigiana di Piacenza.
Pianello Val Tidone - Panorama e Vigneti

Rocca d'Olgisio - Pianello Val Tidone - Vista estiva

Colline della Val Tidone (Piacenza)